L’Io diviso. Dai medici-filosofi alla letteratura, al teatro e al cinema del Novecento

Recensione del critico letterario Livia de Pietro

lio-divisoIl libro dimostra, attraverso esempi bibliografici, l’influsso della psicologia sperimentale francese sulla letteratura, sul cinema e sul teatro italiano. Al primo impatto, si coglie l’indubbio valore pedagogico, pertanto l’idoneità ad assurgere quale strumento di lavoro per gli studenti. Numerosi sono gli spunti per affrontare lo studio dell’importanza dell’affettività nel comportamento umano richiamando alla mente la teoria di Jean Piaget.

Jean Piaget era un filosofo svizzero  il quale asseriva che i contenuti ed i modi del pensiero sono condizionati dall’ambiente che ci circonda, infatti per lui l’intelligenza è una forma di comportamento adattivo  che si  realizza  attraverso due processi complementari e interconnessi che agiscono in parallelo:
– l’assimilazione, “fatto primario della vita mentale”, il processo mediante il quale il soggetto adatta l’ambiente a se stesso, rappresenta la capacità che il soggetto possiede di usare l’ambiente secondo le strutture mentali che già ha. Le esperienze vengono assimilate dal soggetto a seconda delle sue capacità di conservarle e di consolidarle;
– l’accomodamento avviene quando le situazioni createsi nell’ambiente richiedono dal soggetto nuove risposte; egli deve “accomodarsi” ai nuovi stimoli, modificando il suo comportamento.

I capitoli di questo libro, infatti, sono impostati in modo da far capire che la teoria si avvale sempre della pratica esperienziale, una concezione riconducibile a una prassi educativa che considera l’esperienza, le cose che ci circondano come fattori determinanti per l’educazione, da intendere quale  processo attraverso il quale l’individuo riceve e impara quelle particolari regole di comportamento che sono condivise nel gruppo e nel più ampio contesto sociale in cui è inserito il nostro adattamento. Il tema fondamentale del libro è  lo sdoppiamento della personalità,  una teoria ritrovata in Capuana, Svevo, Pirandello. Tutto ciò che gli uomini fanno, coinvolge un lavoro mentale; e la mente opera, descrive e desidera per lo più sulla base di ragionamenti di tipo affettivo. In questo libro si scopre cosa accade dentro di noi, nella nostra mente, quando viviamo, quando instauriamo relazioni con ciò che ci circonda, quando incontriamo l’amore nelle sue varie sfaccettature. Il nostro volere di fondo, quello per cui esistiamo come persone e come società, è un volere ragionevolmente affettivo. Il cervello umano contiene le stesse misteriose leggi dell’universo, ed è forse per questo che continua a essere l’oggetto più indagato dalla scienza.

Il libro, come riportato dallo stesso autore, è così strutturato:

“Nella prima parte della ricerca analizzerò l’intero lavoro di questi medici–filosofi, con le loro ricerche sull’inconscio pre–freudiano, sull’ipnosi, sull’isteria e sullo sdoppiamento della personalità, per poi concentrarmi principalmente su Les altérations de la personnalité di Binet. Una particolare attenzione sarà riservata al capitolo del volume di Binet riguardante la pluralité des cosciences chez les suject sains, vero punto di partenza di tutto il teatro pirandelliano, in cui i personaggi non sono mai propriamente folli ma divisi da una nuova coscienza che, emergendo, sarà portatrice di nuovi interrogativi e conseguenti possibili sventure. Nella seconda parte analizzerò approfonditamente il romanzo Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi, a cui è seguito l’omonimo film di Roberto Faenza. È un vero e proprio exemplum filmico–letterario del lavoro di Binet e dei coevi psicologici francesi. Nella terza parte dedicherò la mia attenzione alle pratiche cinematografiche contemporanee, con un capitolo monografico su Marco Bellocchio, cineasta che ci riporta nel tema della coscienza divisa nel soggetto sano e che collega il binomio Binet–Pirandello al cinema d’autore.

Qui il linguaggio, semplice, accessibile, va inteso come momento di correlazione tra docente e discente. Il registro è  tecnico-scientifico e nello stesso tempo colloquiale per il tono pedagogico. Ogni insegnante, qualsiasi professore, qualsiasi docente si mette in rapporto con la propria scolaresca attraverso un sistema di parole e di scritti la cui comprensione esige una comune identificazione dei suoni e dei segni  di un codice linguistico convenzionale, comprensibile a tutti.

Il concetto-chiave che si percepisce è questo: la ricerca  della propria identità ci conduce oggi a percepire la vita come una evoluzione totale, all’interno della quale tutte le differenze, seppure coesistenti, intersecandosi fra loro, tendono verso l’unità finale.

Angelo Iannelli, L’Io diviso. Dai medici-filosofi alla letteratura, al teatro e al cinema del Novecento, Aracne editrice, Roma 2013.

Il libro è disponibile in tutte le librerie, tradizionali  e online.

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