LE PROVINCE? E SE ABOLISSIMO LE REGIONI?

totò“Le Regioni dovevano unire il Paese, ma hanno aumentato le differenze, e allo Stato pesante si sono aggiunte le Regioni pesanti. L’attuale formula è insostenibile ed è meglio sciogliere che resistere”.
Un lapidario giudizio pronunciato non da qualche centralista conservatore, ma da Stefano Caldoro, che oltre a definirsi “regionalista e federalista” è anche il presidente della Campania, uno degli enti che vuole abolire.

D’altra parte, le Regioni hanno raddoppiato il loro costo fra il 1990 e il 2010, quasi esclusivamente con l’indebitamento finanziario, senza migliorare di un briciolo la vita dei cittadini.
Anzi.
Basti vedere il servizio sanitario: da quando è diventato regionale, è cresciuto il costo e decresciuta la resa.

Inoltre, il loro antico vizio di origine per cui furono create – come svelò Cossiga,  costituzionalizzare il Pci e assegnargli qualche poltrona – si ripercuote anche nel presente: fra giunte e consigli regionali prospera la politica amicale, corrotta e un po’ stracciona.
Costo totale: 1 miliardo l’anno.
Insomma, un indecoroso fallimento dell’essere e dell’apparire.

Da queste pagine abbiamo sempre invocato una vera riorganizzazione dei vari livelli di governo affinché, oltre alla riduzione degli sprechi, delle ruberie e dell’incompetenze, si possano abbattere i sempre crescenti casi di contenzioso fra centro e periferia che bloccano il Paese, e per incamminarsi sulla strada della sburocratizzazione e dello snellimento amministrativo.

Abbiamo da sempre chiesto l’eliminazione delle Province, che tutti vogliono a parole, ma che nessuno riesce ad attuare nella pratica.
Abbiamo da tempo suggerito l’accorpamento dei Comuni sotto i 5000 abitanti, che rappresentano solo 17% della popolazione pur essendo il 70% del totale di 8.100 soggetti, ma adesso, pur senza esultare, ci accontenteremmo dell’unione di quelli sotto i 1000, come approvato alla Camera nel disegno di legge costituzionale.

Certo, ci sarebbe anche da cancellare tutta una serie di enti di secondo e terzo grado di dubbia utilità e di certo corporativismo.
L’abolizione delle Regioni, che viene sostenuta oggi da un coro polifonico e trasversale che passa da Caldoro agli editorialisti del Corriere della Sera, dai costituzionalisti alla Società geografica italiana, ci sembrava comprensibile, ma fin troppo drastica.

Se siamo stati scavalcati è perché più ci si attarda a curare la ferita più la cancrena avanza.
Ai tempi proponevamo un intervento duro ma limitato.
Ad oggi pare sia necessario tagliare una gamba.
Occhio che domani tocca al cuore.

Enrico Cisnetto

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