LETTA/ALFANO: GOVERNO DEI SENZA … ‘QUID’

La scommessa di Angelino Alfano e degli scissionisti del Nuovo Centrodestra era di restare al Governo almeno fino al 2015 e svuotare News repertorioprogressivamente Forza Italia di tutti quelli decisi a non fare la fine dell’“ultima raffica” di un Berlusconi ormai condannato alla fine politica.

Questa scommessa puntava sul presupposto che il “Porcellum” sarebbe stato cambiato e che al suo posto sarebbe venuta una legge elettorale a base proporzionalistica destinata a rendere perpetua la formula della coalizione tra un Partito Democratico, asse politico del Paese, ed i governativi del centrodestra divenuti essenziali per l’obiettivo della stabilità.
Il ciclone bipolarista di Matteo Renzi ha mandato all’aria il presupposto su cui poggiava l’intera strategia alfaniana.

E l’intuizione di Berlusconi di non chiudersi all’opposizione e di rientrare in campo come indispensabile supporto della grande riforma istituzionale (legge elettorale bipolarista, abolizione del Senato e fine dell’autonomismo irresponsabile delle regioni) ha svuotato del tutto la scommessa del Nuovo Centrodestra.
Al punto che mentre fino a qualche settimana fa si ipotizzava un flusso di transfughi da Forza Italia al partito alfaniano, oggi si prevede un flusso all’inverso da Ncd ed il partito berlusconiano.

E non per qualche forma di pentimento postumo ma perché, nella prospettiva della grande riforma, l’essenzialità, cioè il ruolo determinante per il futuro politico del Paese, è tornato nelle mani di Silvio Berlusconi.

La conseguenza immediata della caduta nella polvere degli alfaniani e del ritorno sugli altari dei berlusconiani è l’indebolimento irreversibile del Governo delle striminzite intese.
Le dimissioni di Nunzia De Girolamo ne sono la testimonianza più evidente.
Il Governo perde pezzi, a partire dalla sua componente più debole rappresentata dal Nuovo Centrodestra.
Ma soprattutto perde la sua funzione.

Doveva resistere per creare le condizioni di una legge elettorale proporzionalistica destinata a perpetuare la sua formula.
E ora che l’asse sulle riforme tra Renzi e Berlusconi mostra di non essere effimero, diventa al massimo uno strumento buono solo per l’ordinaria amministrazione in attesa del completamento della transizione verso il nuovo assetto istituzionale.

Per uscire dall’angolo in cui sono finiti, Enrico Letta e Angelino Alfano hanno solo tre strade.

La prima è l’autoaffondamento per mandare all’aria il progetto riformatore ad andare ad elezioni anticipate con il sistema proporzionale disegnato dalla Corte Costituzionale.

La seconda è tentare il rimpasto o un Letta-bis rinunciando ad ogni velleità di restaurazione proporzionalista e accettando di limitarsi a garantire una buona ordinaria amministrazione in attesa del completamento dell’iter riformatore.

La terza è ammettere di aver perso la partita e cercare di rientrare in gioco sfidando Renzi e Berlusconi a ritornare alle larghe intese per dare al progetto della grande riforma complessiva un Governo rappresentativo di tutte le forze impegnate nel cambiamento.

Ma per seguire ognuna di queste tre strade ci vorrebbe non solo coraggio e fantasia ma anche il famoso “quid” del grande leader politico.
Quello che né Letta né Alfano sembrano aver conseguito nel corso dell’ultimo anno!

Arturo Diaconale

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