Prepariamoci all’estate, Lo Stagnone il paradiso dei surfisti in Sicilia

Chiara Fici

Chiara Fici

La laguna di Marsala in Sicilia formata da una lingua di terra sabbiosa che la ripara dal mare africano è divenuta il paradiso dei surfisti grazie ai venti e allo scenario incantevole ed incontaminato meta di un turismo sempre più esigente.
Quasi ogni mattina o nelle giornate più miti, il mare è così piatto e chiaro che si confonde con il cielo: é l'”Albaria” o “Arbaria” nome dato dagli abitanti del posto per indicare quella calma apparente del mare che di lì a poche ore diventerà crespato con venti costanti, anche forti.

Distante pochi km. da Marsala, lo Stagnone è una laguna poco profonda (dai due ai quattro mt.), formata da una lingua di terra sabbiosa, l’isola Grande, surfistiche la ripara dal mare africano. La Contrada Spagnola o Spagnuola, che la costeggia prende il nome, si dice, da una bellissima donna appunto spagnola amante di Vittorio Emanuele II che qui soggiornò ospite di una nobile famiglia locale. La fertile campagna circostante è ricca di vigneti, uliveti, fichi d’india, alberi da frutto tutta sparsa di chiare abitazioni che le danno aspetto sorridente. Quasi ogni mattina o nelle giornate più miti, il mare è marsalacosì piatto e chiaro che si confonde con il cielo: é l'”Albaria” o “Arbaria” nome dato dagli abitanti del posto per indicare quella calma apparente del mare che di lì a poche ore diventerà crespato con venti costanti, anche forti, che fanno la gioia dei surfisti. Inoltre non vi è in altri posti come allo Stagnone, la possibilità per i surfisti stanchi dalle lunghe ore in mezzo al mare, quel “parcheggio naturale” offerto dalle “triscine”, vere e proprie “aree di sosta”. Le triscine sono infatti composte da cumuli resistenti di alghe che, affiorando compatti dal mare, danno la possibilità ai surfisti di riposare. Questo mare non profondo permette, in alcuni punti, la realizzazione delle saline che con i loro mulini a vento e i cumuli di sale a forma di piramidi bianchissime, danno al paesaggio un aspetto insolito. Parecchie saline hanno grande estensione e si appoggiano alla costa, altre sono in isole appena affioranti e danno al panorama, specie durante i tramonti, una atmosfera di incanto. All’interno dello Stagnone si trovano degli isolotti i principali sono l’Isola di Santa Maria, l’Isola Grande, l’Isola Scola o Scuola e, prima fra tutte, San Pantaleo ovvero Mozia. In questo isolotto di appena 40 ettari, ci si immerge subito nel passato. I Fenici la resero ricca e prospera con i loro commerci; Dionisio il grande nel 397 a.c. la distrusse, i superstiti si raccolsero sulla punta di Capo Lilibeo; in seguito i romani fecero di Lilibeo la capitale militare dell’isola, fissandovi la residenza del questore. Non essendo venuta mai meno l’importanza amministrativa della città a Lilibeo si è sovrapposta l’odierna Marsala. L’importanza di Mozia è unica per le possibilità ch’essa offre di restituire una lettura archeologica della civiltà fenicia in Sicilia. Da non perdere la visita al Museo dentro Villa Whitaker, dove è custodita, tra l’altro, la magnifica statua di Apollo Patro del V sec. a.c. Infine un’ultima curiosità: l’isolotto, oltre ad essere raggiunto in barca, durante la bassa marea lo si può raggiungere a piedi percorrendo l’antica strada che utilizzavano i romani per trasportare il sale. Tra le caratteristiche dello Stagnone, oltre che della vicina Marsala, c’è una squisita varietà di piatti tipici. Fa da “re” della tavola il “cous cous” di pesce o di lumache fresche, le insuperabili fritture di pesce “viole”, tipico della zona; gli squisiti tonno dai quali si ricava,tra l’altro la “buzzonaglia”, fatta con le parti meno pregiate ma più saporite, i”busiati”, riccioli di pasta attorcigliati ad uno stelo di grano insaporiti con condimenti a base di pesce di ortaggi o carne. Ottimi i formaggi, come la ricotta, e dulcis in fundo, gli olii exstravergini d’oliva e quel magnifico nettare siciliano che è il vino marsala.

Chiara Fici

 

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