Dopo la Legge Merlin le case chiuse sono… all’aperto.

prostituzione-2 di Anna Maria Funari

Era il 1958 quando, con la legge n. 75 del 27 febbraio, fu abolita la regolamentazione della prostituzione per poter contrastare lo sfruttamento.

Così Angelina (Lina) Merlin credette di poter restituire dignità a quelle donne che, in case appositamente destinate all’uso, esercitavano l’antico mestiere della prostituta compiacendo i vizi e le voglie più recondite e lussuriose dell’universo maschile.

Quello della prostituta è sempre stato considerato “il mestiere più antico del mondo”; non dimentichiamo che perfino la “lupa” che allattò Romolo e Remo altro non era che una di loro ed esercitava la professione nei “lupanari”, una sorta di piccole alcove collocate in zone specifiche dell’antica Roma.

La cosa curiosa è che la legge Merlin NON vieta la prostituzione come, diciamo così, “libera professione” ma ne vieta l’organizzazione e l’esercizio in case chiuse!

Questo significa quindi che la prostituta può esercitare all’aperto, in strada, in qualunque posto dove le aggrada, dove al massimo rischia una sanzione per adescamento.

Siamo proprio il Bel Paese! Inneggiamo alla libertà dalla schiavitù e la favoriamo in altra forma. Già, perché non crediate che le prostitute che vedete in strada, tra l’altro ormai quasi tutte provenienti dai Paesi dell’Est e dal Nord Africa, siano le padrone della loro vita.

Pochissime sono quelle sul marciapiede per libera scelta, spesso sono invece portate in Italia con l’inganno e la falsa promessa di un lavoro come cameriera o come badante.

Dietro a loro, come dietro alle italiane che occupavano gli stessi posti fino a una decina di anni fa, ci sono sempre organizzazioni che le costringono a vendersi ricorrendo a ricatti, torture e minacce ed i loro guadagni finiscono nelle tasche di loschi figuri che le sfruttano senza nessuno scrupolo. Difficilmente hanno il coraggio di denunciare i loro sfruttatori, ancora più difficilmente riescono a tornarsene a casa indenni.

E’ vero pure che ormai la notizia di quanto viene perpetrato a loro danno si dirama senza troppe difficoltà anche nei Paesi da cui provengono, per cui è legittimo pensare che, fermo restando il sogno di un lavoro onesto, sanno che rischiano e accettano di rischiare. In fondo è un lavoro che rende molto di più che non pulire pavimento o stare dietro a vecchie signore rincoglionite.

Se, quindi, una parte di loro sono senz’altro vittime da compatire, le altre non si pongono il problema di “lavorare” a bordo strada ed è un dato di fatto che la loro presenza sulle carreggiate rappresenta un reale pericolo.

Le vedi spesso ai limiti di strade ad intenso traffico mentre passeggiano o stanno abbarbicate sui guard-rail, (s)vestite di succintissima biancheria che non riesci a capire se è intimo o qualcosa che dovrebbe somigliare a un’idea di bikini, abbronzate per la lunga esposizione all’aperto, a volte con ombrelloni da spiaggia sotto cui ripararsi, e con la “merce” bene in vista.

Non c’è un angolo, soprattutto sulle vie principali che portano fuori città, dove non ce ne siano almeno una decina, tutte giovanissime, tutte provocanti, molte con atteggiamenti talmente espliciti (come se ce ne fosse bisogno!) che l’automobilista a quel punto non pensa neppure a chi ha dietro… e pianta una frenata tale da lasciare 1/3 dello spessore degli pneumatici sull’asfalto. Non di rado seguono frenate a catena e consequenziali tamponamenti.

Dunque è questo quello che la Merlin si proponeva? Non sarebbe stato forse meglio se i casini (ma si su, chiamiamoli con il loro nome, inutile usare il termine forbito di “casa chiusa” perché la sostanza non cambia) fossero rimasti aperti?

Vediamo il perché.

Innanzi tutto, il decoro e la morale. Ci si preoccupa tanto della decenza nel vestire, nel comportarsi, nel parlare, ci si scandalizza se in chiesa entra una donna con una scollatura che va appena oltre il limite (ma chi lo stabilisce, questo limite?) o con un bermuda, ma non fa scandalo il fatto che alcune donne mettano in mostra sé stesse su una strada o un marciapiede, a qualunque ora anche del giorno.

Ai bambini in auto cosa gli diciamo quando sgranano innocentemente gli occhi e chiedono: “Mamma (eh si! In genere sono le mamme le deputate alla risposta perché il papà è occupato a guidare!) Mamma, cosa fa quella signora là? Perché è mezza nuda in strada? Le hanno rubato i vestiti?”… chi glielo spiega, al bambino, cos’è una prostituta?

Passiamo poi alla sicurezza personale. Per loro e per gli automobilisti. In strada le prostitute sono alle mercè di chiunque; non è raro sentire infatti di aggressioni perpetrate a loro danno o di rapine finite in tragedia.  Degli automobilisti abbiamo già accennato. Se sono “arrapati” e vedono un sedere (o altro) ben esposto, non controllano più né ormoni,né auto. Con tutte le conseguenze del caso.

Non ha certo meno importanza la sicurezza dal punto di vista sanitario. Nei casini (Ancora? Ma cos’ha questa parola, per sollevare tutto questo terrore? Sono sempre stati chiamati così!) le prostitute venivano periodicamente sottoposte a visite di controllo. Superficiali quanto volete in alcuni casi, ma certo è che meglio un minimo che niente. Agli attuali frequentatori di “corpivendole” chi da’ la certezza che uno sfizio non gli costi in termini di salute? E finché si tratta di candida… transeat! Fastidiosa sicuramente ma con gli antibiotici si combatte… ma parliamo di AIDS… quante persone sono diventate sieropositive e poi conclamate a causa di rapporti non protetti o comunque occasionali anche con prostitute, transessuali e, totalmente ignari della cosa, hanno trasmesso l’infezione anche ad altri individui? Tra l’altro, all’epoca delle “case chiuse” (ecco, vedo che così vi piace di più), anche i clienti dovevano assicurare di essere in buona salute.

E passiamo infine ad un aspetto becero, ma di un’importanza micidiale: le tasse. Argomentazione che, con sempre maggiore insistenza, sta facendo tornare l’idea che forse quelle case chiuse non erano poi questo gran male per il Paese.

Queste tasse che ora sono la croce di chi, comune mortale, ha una busta paga a cui far appozzare l’Erario come una sanguisuga; queste tasse di cui ormai abbiamo il sacrosanto terrore, temendone una nuova ogni giorno che passa; queste tasse che vengono evase vergognosamente da una miriade di categorie di liberi professionisti per cui non esiste un CUD ma solo il 730, compilato da esperti commercialisti, maestri di evasione… queste tasse, che venivano pagate dalle tenutarie di case chiuse. In fondo erano libere professioniste anche loro no?

E così la legge Merlin, oltre a buttare le donne a lavorare in strada, ha contribuito anche a creare una nuova categoria di evasori fiscali… perché non illudetevi che le prostitute denuncino i loro redditi! Forse qualcuna di quelle “indipendenti”… forse.

E come diceva qualcuno… “Meditate gente, meditate” e probabilmente vi accorgerete che i casini non erano tutto quel male che furono dipinti.

 

 

 

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