SAN PIETRO IN VALLE: L’IMMENSO FASCINO DI UN’ABBAZIA BENEDETTINA NELLA NATURA INCONTAMINATA DELLA VALNERINA

di Benedetta Tintillini

abside-1La strada che percorre la Valnerina è già, a mio avviso, un monumento, costeggiata da verdi monti boscosi punteggiati da resti di torri di avvistamento medievali, attraverso le quali, molti anni fa le vedette avrebbero intercettato il nostro passaggio.
Su uno di questi rilievi, il Monte Solenne, si erge lo splendido complesso dell’abbazia di San Pietro in Valle, monastero benedettino del XII secolo, la cui vista, già dall’esterno, toglie il fiato per la maestosità ed il fascino. L’opera dell’uomo è incastonata in una natura rigogliosa, in parte selvaggia ed in parte antropizzata.
Si accede al monastero tramite il corpo di guardia, all’interno del quale si trovavano un magazzino, un salone dove venivano rifocillati i pellegrini, e l’alloggio del Padre Guardiano, attualmente adibito a reception della struttura ricettiva. La gentilissima Federica, una delle tre sorelle Costanzi, proprietarie della struttura, mi attende per farmi scoprire questo autentico gioiello.
abside-2Oltrepassando il corpo di guardia si accede al giardino panoramico, e qui, gli occhi non sanno proprio dove guardare! 1600 metri di prato verde smeraldo, in fondo al quale ammiro l’abside della chiesa ed il bellissimo campanile, mentre dalla lunga balaustra lo sguardo si perde sui monti di fronte, l’abitato abbandonato di Umbriano (raggiungibile a piedi tramite una mulattiera), il cielo, la natura…
Era qui che avveniva il mercato dove i monaci ed i pellegrini si scambiavano merci.
Attraverso un arco si accede poi ad un incantevole chiostrino, dove si può notare lo stemma della nobile famiglia spoletina degli Ancajani, precedente proprietaria dell’abbazia, e, sopra l’arco di accesso al chiostro, un affresco con la Madonna e dei Santi. Qui era situata la vera e propria foresteria, su due piani erano situate camere e un salone dove i monaci davano ricovero ai pellegrini.
Attraverso un passaggio si arriva all’incantevole chiostro, su tre lati ornato di colonne, sul quarto due scale opposte danno accesso alla chiesa, al piano superiore, dove si trovano le celle, ora camere, ed al delizioso loggiato.
Le stanze sono ricavate dalle celle dei monaci, c’è anche quella dell’Abate, più ampia, con un caminetto al suo interno.
Visitando l’abbazia si possono notare “tracce” più recenti: nella sala lettura è presente un affresco con scene della vita di San Francesco, ed in una stanza una “lapide” dipinta sul muro. Sono le tracce lasciate dal set di “Marcellino pane e vino”, il film del 1955 la storia del cui protagonista tanto ha commosso gli spettatori.
Sul chiostro si affaccia anche la porta tramite la quale i monaci accedevano alla chiesa, ed è da questa, con ai lati due altorilievi con San Pietro e San Paolo, una volta policromi, che entro, e resto ammaliata dai colori e dalla ricchezza degli affreschi che ancora si possono ammirare.
Ad una sola navata, con un un’abside e due absidiole, il soffitto a capriate, la chiesa custodisce una serie di affreschi di scuola umbra con scene del Vecchio e Nuovo Testamento. Tali affreschi sono di un valore enorme perché l’autore, 150 anni prima di Giotto, abbandona le pose frontali dei personaggi donando loro naturalezza e pose più plastiche.
Di assoluta rilevanza è poi l’altare maggiore: risale all’VIII secolo ed è, cosa rarissima, firmato dall’autore, un certo Ursus. All’interno della chiesa sono anche conservati cinque bellissimi sarcofagi.
A San Pietro in Valle l’incanto della natura, godibile attraverso sentieri battuti e segnati, come quello, facilissimo, lungo il fiume Nera, che porta al paesino di Macenano, si mescola con la storia, con l’esperienza monastica, con la peculiarità dell’atmosfera umbra, pregna dell’eredità di San Francesco e San Benedetto, che in questo luogo è assolutamente percettibile, i quali, per primi, con forza, ci hanno insegnato a rispettare e godere di quanto, nel creato, ci è stato donato.
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