Roma, Cavalieri e Cavalierati

di F.L.R.

Ormai non ci dobbiamo stupire più di nulla. Soprattutto nella Pubblica Amministrazione. Stamattina ho avuto il piacere di essere presente al conferimento di una onorificenza presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Cornice storicamente ed artisticamente superlativa, quella del Parlamentino (o, come viene chiamata là, Sala Cavour). Sala dove in altre occasioni ho assistito a interessanti iniziative e figure barbine; ma quel che ho visto oggi supera di gran lunga ogni umana immaginazione. Considerate che, in teoria, una onorificenza va data per meriti particolari; anche la meno altisonante, come quella di Cavaliere, affonda il suo perché in meriti quanto meno di volontariato, di disponibilità, di capacità professionale. Tra i beneficiari dell’onorificenza in questione, c’era una signora, M.M., di cui era evidente il disadattamento e che, in diverse occasioni, avevo avuto ahimé anche io come interlocutrice quando, entrato per assistere a vari eventi, mi sono ritrovato sotto inquisizione sul tipo “dove va, cosa fa, chi cerca, il dottore non c’è”. Una sorta di “filtro umano” insomma, che controllava a vista ogni impiegato e mi metteva in guardia da quello o da quell’altra. Nulla volendo togliere alle persone diversamente abili, mi chiedo tuttavia se sia giusto umiliare chi, diversamente da questa signora ed altri rappresentanti del variegato mondo impiegatizio che ho avuto il (dis)piacere di incontrare, ha davvero lavorato con dedizione, competenza e senza guardare agli orari. Credetemi, ne ho visti tanti stare al chiodo e subire vessazioni e maltrattamenti verbali al limite del mobbing. Vedere quindi M.M. ricevere il cavalierato per un’attività per la quale non esiste un profilo professionale adeguato, mi ha davvero lasciato perplesso. Quel che mi ha stupito ancora di più è stato il ritrovare, nella corte del Ministro, anche un personaggio di dubbia signorilità che ebbi modo di vedere all’opera durante una presentazione di un libro. In quell’occasione, il dirigente in questione, di cui chiesi il nome ad alcuni presenti e che ricorda la sigla di un satellitare, entrò come una furia in quella stessa sala sbraitando, mortificando ed offendendo chi aveva cercato invece di scusarlo con i presenti per l’indelicata assenza e l’irrispettoso ritardo. Il web è una fonte inesauribile di informazioni; mi sconcerta ancora di più che egli permanga in una Pubblica Amministrazione, visto il suo legame profondo con un Capo di Gabinetto i cui illeciti hanno riempito le pagine dei giornali e la sua “gambizzazione” dopo una nomina a Direttore Generale ottenuta con favori e raccomandazioni piuttosto che per la preparazione professionale. E oggi non è stato particolarmente difficile cogliere tra i presenti il malumore per queste situazioni; il mormorio tra gli scranni, all’altisonanza con cui veniva concessa quell’onorificenza, avrebbe potuto tranquillamente rappresentare una forma di protesta. Protesta di chi, evidentemente con ragione, si è visto per l’ennesima volta considerare solo un badge, un numero di matricola rispetto a chi, secondo voci di corridoio, ha sempre invece esercitato l’abile lavoro di spia. Ma delle spie, dei servi, si sono sempre serviti i deboli al potere. Ce lo insegna la storia fin dai tempi più antichi. Oggi ho visto quel dirigente, come un novello Commodo, cercare di risorgere agli antichi fasti. Per il bene della Pubblica Amministrazione, auspico invece il subitaneo abbattimento della colonna su cui egli stesso si è posto. E con lui, la sua corte.

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