Posts Tagged ‘europa’

Dopo la Legge Merlin le case chiuse sono… all’aperto.

1 marzo 2014

prostituzione-2 di Anna Maria Funari

Era il 1958 quando, con la legge n. 75 del 27 febbraio, fu abolita la regolamentazione della prostituzione per poter contrastare lo sfruttamento.

Così Angelina (Lina) Merlin credette di poter restituire dignità a quelle donne che, in case appositamente destinate all’uso, esercitavano l’antico mestiere della prostituta compiacendo i vizi e le voglie più recondite e lussuriose dell’universo maschile.

Quello della prostituta è sempre stato considerato “il mestiere più (more…)

Annunci

NOAM CHOMSKY: “LA DEMOCRAZIA IN ITALIA E’ FINITA”

1 febbraio 2014

padroniIl maggior linguista vivente è in Italia per presentare il libro I padroni dell’umanità (Ponte alle Grazie)

Tra i pensatori più autorevoli del nostro tempo, Noam Chomsky non risparmia critiche agli intellettuali che, spiega, “hanno tutte le responsabilità degli altri esseri umani: cercare di incentivare il bene comune e del resto del mondo”

“Le democrazie europee sono al collasso totale indipendentemente dal colore politico dei governi che si succedono al potere perchè sono decise – sottolinea Chomsky – da banchieri e dirigenti non eletti che stanno seduti a Bruxelles. Questa rotta porta alla distruzione delle democrazie e le conseguenze sono le dittature”. “Mario Draghi – continua – ha detto che il contratto sociale è morto.
Ciò  che conta oggi è la quantità di ricchezza riversata nelle tasche dei banchieri per arricchirli. Quello che capita alla gente normale ha valore zero. Questa è la plutocrazia”.

 

Fonte;  www.cadoinpiedi.it

L’Europa vuole che ci sia conformismo e bastona qualsiasi anelito libertario.

10 gennaio 2014

letta“Ma non ti vergogni?
Che ci fai in piazza con i Forconi?”, afferma con sguardo beffardo una giornalista della Rai.
Ad una simile affermazione, spontanea e naturale per la dipendente pubblica, non rimane che rammentarle che ci dovrebbe rendere edotti su come e quando sia stata assunta in Rai: chi l’abbia “appoggiata” e, (more…)

L’ITALIA, L’EUROPA, IL BAMBINO E L’ACQUA SPORCA

14 aprile 2011

Mario Michele Pascale

Lasciate che vada controcorrente. Talmente controcorrente da sorreggere, nel suo scoramento, nella sua tristezza ed amarezza, un esponente della lega nord; il ministro Maroni.  A differenza di quel manichino della Standa, del suo collega agli esteri Franco Frattini, non ha molta grazia nel reagire alle umiliazioni e, di tanto in tanto, si risente.  Ben altra la strategia del buon Frattini che ad ogni pugno sullo stomaco reagisce con un bel sorriso ed un cambio di cravatta.  Peggio, probabilmente, ci sarebbe stato solo Bersani che, trattato dalla comunità internazionale come la cugina sfigata di Cenerentola, avrebbe finito la pazienza e risposto con una sonora … raccolta di firme. L’Italia è ai margini.
Ai margini dell’Europa, ai margini della Nato, ai margini dell’economia che conta e che si sviluppa, per non parlare della cultura e dell’innovazione.  Provincia delle provincie, essa, nelle crisi internazionali degli ultimi anni, è stata sempre fanalino di coda e cagnolino ubbidiente, pronta a rispondere al fischio dei padroni inviando truppe in mezzo mondo.   Esattamente come i servi che temono il bastone, il nostro paese ha ecceduto in zelo per ingraziarsi i padroni.  Il risultato è stato a dir poco ridicolo.  Abbiamo partecipato ad una guerra avviata per evitare di essere colpiti dalle famose armi chimiche di Saddam Hussein (Voi le avete viste? Io no!).  Abbiamo largheggiato in stupende elargizioni di denaro per tenere a bada i migranti, prima all’Albania, che dietro lauto pagamento “difende” le nostre frontiere ad est, poi alla Libia di Gheddafi (pessimo investimento) che doveva tamponare il Mediterraneo ed evitare che le carovane dei disperati che traversavano il Sahara giungessero fino a noi.  Gli albanesi sono stati onesti; hanno rispettato e rispettano il “contratto”. La Libia, invece, ha avuto la stessa parabola di un’azienda che ha preso un lauto appalto pubblico; appena ne ha avuto convenienza ha dichiarato fallimento, lasciando i cocci ai creditori.
Eppure che Gheddafi fosse “leggermente instabile” sul suo trono era una cosa largamente risaputa; solo noi siamo stati in grado di riceverlo e trattarlo come un sultano. Il ridicolo poi si tramuta in pianto di vergogna quando pensiamo alla versione che la leadership italiana ha dato di questi avvenimenti al paese. A sinistra si è propagandata la vecchia idea del corridoio balcanico, risalente all’età di Crispi, contemporaneamente facendo attenzione a rimanere ben proni all’alleato americano. A destra si è rivendicato (udite udite!) un ruolo di mediazione tra un Obama, che reputa Berlusconi inaffidabile, ed un Putin molto amichevole e disinvolto a parole, ma sostanzialmente sempre distante e guardingo. A farla breve, l’azione di Berlusconi in politica estera ha dato solo fastidio ai due grandi, più o meno come l’assidua presenza di una sensale di matrimoni non richiesta. L’unica cosa che la politica estera italiana ha guadagnato, negli ultimi anni, è stato un leader della repubblica ceca con il pisello al vento a villa Certosa. Quasi quasi ci sarebbe da rimpiangere Craxi quando, per intenderci, i carabinieri affrontarono a muso duro i marines durante il caso dell’Achille Lauro. Ma quelli erano altri tempi …
L’Italia è la cerniera tra l’Africa e l’Europa.
E’ abbastanza ovvio che le ondate migratorie provenienti dal continente africano ci investano.
Noi abbiamo il dovere dell’accoglienza, ma questo non autorizza i nostri soci europei a lasciarci soli. Invece siamo soli; certo la diplomazia è già al lavoro per ricucire lo strappo, saremo inondati da un mare di rassicurazioni, tutte molto filistee, ma le frontiere resteranno chiuse. I nostri fratelli dell’Unione Europea sono furbi. Che la patata bollente resti in Italia.  A questo punto mi domando, semplicemente, cosa voglia dire Europa.  Quando penso e vedo l’Unione Europea io vedo una moneta (l’euro) ed i suoi sacerdoti.  Vedo nazioni che collassano perché non riescono a tenere il passo delle altre e vedo la cura che l’unione impone; una cura fatta di sacrifici, di controllo sul debito pubblico, una cura con enormi effetti collaterali in termini di occupazione e potere d’acquisto dei salari, già messi in crisi dalla esistenza stessa della moneta comune. Di chi è quindi l’Europa?
Dei cittadini o delle banche?

E’ più importante salvare il sistema creditizio o rilanciare l’occupazione?
Cosa conta davvero, l’economia, le cifre, le statistiche o la qualità della vita dei cittadini europei?
Dall’esterno, se guardiamo l’Unione, vediamo un’imponente macchina burocratica, che dà regole e che, generosamente, eroga contributi.

Questo potente meccanismo è però gestito da una casta sacerdotale di burocrati che ha riti e codici propri; dialoga solo con i suoi pari.  Avete provato voi cittadini a capirci qualcosa sui finanziamenti dell’Unione? Come fa, ad esempio, un’associazione culturale a trarre beneficio da questa marea di denaro? Lasciate stare, è un circuito vizioso da cui i cittadini sono tagliati fuori.  La domanda sorge spontanea.  Di chi è l’Unione Europea?  Dei cittadini o delle elites burocratiche?
Di chi fa cultura, istruzione, formazione, occupazione, di chi suda ogni giorno nella “economia reale” o di pochi burocrati specializzati “padroni” dei rapporti con Bruxelles e Strasburgo?

Oltre al livello di partecipazione dei cittadini, l’Europa non funziona neanche da un punto di vista politico.  Dov’è il tanto decantato coordinamento in politica estera che, sul lungo periodo, avrebbe addirittura portato ad un esercito europeo?  Dove sono le decisioni condivise, se paesi come l’Italia vengono trattati come parenti poveri?  E i parenti realmente “poveri” come la Grecia, il Portogallo, i paesi baltici cosa sono in quest’ottica, se non semplice carne da macello?  “Meglio soli che male accompagnati”, dice il ministro Maroni.  Francamente non saprei dargli torto.
Quel che mi dispiace è che la ragion di stato lo farà “rinsavire” e ritornare ai soliti bizantinismi.
Ma quel che realmente importa è che il re è nudo. L’Unione Europea si è spogliata della sua aura di sogno e di progettualità, per evidenziare l’unica natura che nel tempo si è solidificata; l’interesse di parte e la burocrazia, che si mescola al profitto commerciale di pochi.
Io, come molti, sono cresciuto con il mito della comunità europea e con l’idea di esserne cittadino.
Mi ritrovo ad essere invece cittadino di una periferia senza alcuna dignità. Il nostro compito, allora, è quello di costruire un’Europa nuova, fatta di solidarietà, di servizi per i cittadini che abbiano come fine ultimo il miglioramento della qualità della vita di tutti. Un’Europa che noi possiamo realmente chiamare “casa” dove, dovunque ci troviamo, siamo padroni e non ospiti più o meno graditi.
Dove circolino le idee, le persone, le culture e non solo ed esclusivamente i biglietti da 10, 50 e cento euro. Un’Europa con una sola e coerente politica estera, frutto della solidarietà ed ispirata al rispetto dei diritti umani nel mondo e che ripudi quel groviglio di sentimenti post colonialisti, ammantati di fariseismo, che oggi pervadono l’azione dei paesi che contano. La sfida è aperta.
Ma bisogna portarla avanti con coraggio.  Uno dei mali delle forze progressiste, in Italia e in Europa, è la sindrome “dell’acqua sporca”.  Un antico adagio ci ripete che “Non si può gettare il bambino con tutta l’acqua sporca”.  Questo per dirci che non possiamo liberarci di ciò che è negativo (l’acqua sporca) al prezzo di privarci di un grande risultato finale estremamente positivo (il bambino).  Ma la saggezza popolare è bifronte; potrebbe darsi anche il caso che il bambino e l’acqua sporca mettano in pericolo la vita della madre e che vi sia la necessità di fare una scelta, per quanto dolorosa.  Alle volte eliminare sia il bambino che l’acqua sporca potrebbe essere l’unica soluzione.  Certo, il nostro lavoro deve andare in direzione di un’Europa nuova, ma non dobbiamo commettere l’errore di scambiare lo strumento con il fine ultimo.  L’Europa nuova è positiva se è la casa dei cittadini.  Fare “l’Europa nuova” per consegnarla solo nelle mani dei banchieri non è una cosa molto saggia. In questo caso noi non faremo l’Europa, ma daremmo la vita ad un mostro che ci divorerebbe. Alle brutte sarebbe bene ricordarsi che essere soli, può essere meglio che essere male accompagnati ..

Mario Michele Pascale

EGOISTA E INSENSIBILE: USCIRE DA QUESTA EUROPA NON E’ UNA BESTEMMIA

14 aprile 2011

È davvero strano come un’idea che si è rivela­ta per molti versi un fallimento o quantome­n­o un vasto insuccesso sia protetta da radica­to tabù che rende difficile se non impossibi­le sottoporla a un serio vaglio critico.

Parlia­mo ovviamente dell’idea di Europa e della sua ver­sione politica, laUe, e di quella economica, l’euro. In parte questo tabù è do­vuto al fatto che la sinistra italiana, dopo il tramonto delle ideologie, ne ha fat­to una sorta di fede sostitu­tiva: morta la lotta di clas­se si è aggrappata ai tratta­ti di Maastricht. Assieme a questo decisivo contraf­forte ideologico, l’Europa ha piantato radici nell’idea che l’Italia aveva bisogno di un vincolo esterno per non anda­re a rotoli: era la tesi di Guido Carli, convinto che senza una sferza europea adulta e autorevole il nostro Pa­ese sarebbe rimasto una specie di ragazzino scavezzacollo e combina guai. Si tratta di attitudini di pensie­ro dure a morire che hanno sa­cr­alizzato la nostra appartenen­za all’Europa in modo anche più forte di un vincolo costitu­zionale. Così se l’europeismo è un dogma, chiunque lo metta in discussione è un eretico, de­gno di scomunica dal consesso civile.
È un effetto che si vede be­ne nelle reazioni alle parole di Berlusconi a Lampedusa, peral­tro quasi lapalissiane: “O l’Euro­pa è una cosa vera e concreta o meglio dividersi”.

Il presidente del Consiglio è stato trattato come un folle dal­la “grande” stampa e quella sua frase presa a controprova della sua scarsa lucidità. Al contrario Berlusconi ha detto una cosa molto semplice: se l’Europa è solo un guscio vuoto rischia di diventare un alibi all’ombra del quale Paesi più forti fanno pre­valere i loro interessi a detri­mento di quelli deboli. Ma inve­ce­ di farlo in uno scontro in cam­po aperto, con la possibilità per tutti di scegliersi il terreno più fa­vorevole e le alleanze globali più utili, si è costretti a dar batta­glia nel sottobosco politico- lob­bistico di Bruxelles e dintorni. Ieri si è sfogato anche il mini­stro Maroni dopo l’ennesimo “no” della Commissione ai per­m­essi temporanei per gli immi­grati tunisini: “Mi pare che se l’Europa è questa, francamente meglio soli che male accompa­gnati”. Ma l’Europa è questa. Lo si è visto con la crisi dei debiti sovra­ni e della zona euro prima e nell’ emergenza immigrazione dal Nord Africa poi: l’Europa non esiste se non nella gestione bu­rocratica di se stessa, ma nelle evenienze drammatiche e im­previste la soluzione “euro­pea”  finisce col coincidere con l’interesse dei più forti. Così l’Europa ha fatto pagare ai con­tribuenti europei il debito gre­co per proteggere le banche te­desche invase di titoli tossici del governo ateniese e ora aiuta la Francia a chiudere le sue fron­tiere contro l’invasione tunisi­na. Che non esista un politica eu­ropea è arrivato ad ammetterlo persino Romano Prodi, che per anni ne è stato una vestale: “È incredibile – l’ex presidente del­la Ue – vedere come l’Unione Europea sia del tutto imprepa­rata a favorire il cammino verso la democratizzazione (dei Pae­si arabi ndr).
Ci riempiamo la bocca di parole come libertà, di­ritti, democrazia e non abbia­mo nessuna politica pronta… È triste doversi accorgere che la politica estera europea non esi­ste”. Quanto al famoso “vincolo esterno” ne ha fatto giustizia un economista come Paolo Savo­na: “L’Italia ha accettato il vin­colo europeo nella promessa di un futuro migliore che non si è realizzato; anzi stringe la corda attorno al collo che si è volonta­riamente posta. Se l’Italia deci­de­sse di uscire dall’euro essa at­traverserebbe certamente una grave crisi di adattamento, con danni immediati ma effetti salu­­tari, quelli che ci sono finora mancati: sostituirebbe infatti il poco dignitoso vincolo esterno con una diretta responsabilità di governo dei gruppi dirigenti. Si aprirebbe così la possibilità di sostituire a un sicuro declino un futuro migliore”. Anche la stampa europea, quella stessa che viene chiama­ta in causa ogni giorno a ripro­va del discredito del governoBerlusconi si è accorta che qual­co­sa non funziona più come do­vrebbe. “Incapaci di mettere a punto regole comuni per l’asilo ostili ad ogni condivisione del fardello, rifiutando di pensare che la pressione dei clandestini si esercita molto più su alcuni che non su altri, i 27 offrono la desolante immagine di un pote­re senza linea direttrice e senza risposta di fronte alle sfide di do­mani”, ha scritto Le Monde del 9 aprile. Mentre El Pais ha sen­tenziato: “L’Italia si è sentita – e a ragione – abbandonata dall’ Europa”.
Berlusconi e Maroni hanno solo colmato un vuoto e detto chiaramente che anche con l’Italia non si scherza.

(tratto da Il Giornale)
Giancarlo Loquenzi
Link articolo su loccidentale.it