Posts Tagged ‘politica’

UN GOVERNO ASSURDO QUANTO I SUOI MINISTRI. CHIEDIAMOCI PERCHE’?

24 febbraio 2014

Cercando, con grande fatica, di dare una spiegazione ad ogni cosa, mi sto renzi-620x420arrovellando il cervello alla ricerca di una spiegazione che giustifichi perché l’innovatore Renzi stia dando vita a quanto di più scontato e prevedibile potesse accadere.
Il rottamatore , colui che doveva dare una svolta epocale alla nostra vita politica, ci ha appena proposto un Governo obsoleto negli intenti e nei personaggi.  (more…)

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LE PROVINCE? E SE ABOLISSIMO LE REGIONI?

8 gennaio 2014

totò“Le Regioni dovevano unire il Paese, ma hanno aumentato le differenze, e allo Stato pesante si sono aggiunte le Regioni pesanti. L’attuale formula è insostenibile ed è meglio sciogliere che resistere”.
Un lapidario giudizio pronunciato non da qualche centralista conservatore, ma da Stefano Caldoro, che oltre a definirsi (more…)

STAMPA E POLITICA: V Convegno Salvatorelli, mercoledì 6 novembre l’apertura a Roma

4 novembre 2013

Ore 09.00 alla sala convegni della Federazione nazionale della Stampa. Giovedì 7 e venerdì 8 il Convegno si sposta a Perugia e si chiude sabato 9 a Marsciano. Venerdì 8 novembre ore 21.00 al Teatro Concordia di Marsciano l’incontro con Domenico Quirico, inviato speciale del quotidiano La Stampa. (more…)

EGOISTA E INSENSIBILE: USCIRE DA QUESTA EUROPA NON E’ UNA BESTEMMIA

14 aprile 2011

È davvero strano come un’idea che si è rivela­ta per molti versi un fallimento o quantome­n­o un vasto insuccesso sia protetta da radica­to tabù che rende difficile se non impossibi­le sottoporla a un serio vaglio critico.

Parlia­mo ovviamente dell’idea di Europa e della sua ver­sione politica, laUe, e di quella economica, l’euro. In parte questo tabù è do­vuto al fatto che la sinistra italiana, dopo il tramonto delle ideologie, ne ha fat­to una sorta di fede sostitu­tiva: morta la lotta di clas­se si è aggrappata ai tratta­ti di Maastricht. Assieme a questo decisivo contraf­forte ideologico, l’Europa ha piantato radici nell’idea che l’Italia aveva bisogno di un vincolo esterno per non anda­re a rotoli: era la tesi di Guido Carli, convinto che senza una sferza europea adulta e autorevole il nostro Pa­ese sarebbe rimasto una specie di ragazzino scavezzacollo e combina guai. Si tratta di attitudini di pensie­ro dure a morire che hanno sa­cr­alizzato la nostra appartenen­za all’Europa in modo anche più forte di un vincolo costitu­zionale. Così se l’europeismo è un dogma, chiunque lo metta in discussione è un eretico, de­gno di scomunica dal consesso civile.
È un effetto che si vede be­ne nelle reazioni alle parole di Berlusconi a Lampedusa, peral­tro quasi lapalissiane: “O l’Euro­pa è una cosa vera e concreta o meglio dividersi”.

Il presidente del Consiglio è stato trattato come un folle dal­la “grande” stampa e quella sua frase presa a controprova della sua scarsa lucidità. Al contrario Berlusconi ha detto una cosa molto semplice: se l’Europa è solo un guscio vuoto rischia di diventare un alibi all’ombra del quale Paesi più forti fanno pre­valere i loro interessi a detri­mento di quelli deboli. Ma inve­ce­ di farlo in uno scontro in cam­po aperto, con la possibilità per tutti di scegliersi il terreno più fa­vorevole e le alleanze globali più utili, si è costretti a dar batta­glia nel sottobosco politico- lob­bistico di Bruxelles e dintorni. Ieri si è sfogato anche il mini­stro Maroni dopo l’ennesimo “no” della Commissione ai per­m­essi temporanei per gli immi­grati tunisini: “Mi pare che se l’Europa è questa, francamente meglio soli che male accompa­gnati”. Ma l’Europa è questa. Lo si è visto con la crisi dei debiti sovra­ni e della zona euro prima e nell’ emergenza immigrazione dal Nord Africa poi: l’Europa non esiste se non nella gestione bu­rocratica di se stessa, ma nelle evenienze drammatiche e im­previste la soluzione “euro­pea”  finisce col coincidere con l’interesse dei più forti. Così l’Europa ha fatto pagare ai con­tribuenti europei il debito gre­co per proteggere le banche te­desche invase di titoli tossici del governo ateniese e ora aiuta la Francia a chiudere le sue fron­tiere contro l’invasione tunisi­na. Che non esista un politica eu­ropea è arrivato ad ammetterlo persino Romano Prodi, che per anni ne è stato una vestale: “È incredibile – l’ex presidente del­la Ue – vedere come l’Unione Europea sia del tutto imprepa­rata a favorire il cammino verso la democratizzazione (dei Pae­si arabi ndr).
Ci riempiamo la bocca di parole come libertà, di­ritti, democrazia e non abbia­mo nessuna politica pronta… È triste doversi accorgere che la politica estera europea non esi­ste”. Quanto al famoso “vincolo esterno” ne ha fatto giustizia un economista come Paolo Savo­na: “L’Italia ha accettato il vin­colo europeo nella promessa di un futuro migliore che non si è realizzato; anzi stringe la corda attorno al collo che si è volonta­riamente posta. Se l’Italia deci­de­sse di uscire dall’euro essa at­traverserebbe certamente una grave crisi di adattamento, con danni immediati ma effetti salu­­tari, quelli che ci sono finora mancati: sostituirebbe infatti il poco dignitoso vincolo esterno con una diretta responsabilità di governo dei gruppi dirigenti. Si aprirebbe così la possibilità di sostituire a un sicuro declino un futuro migliore”. Anche la stampa europea, quella stessa che viene chiama­ta in causa ogni giorno a ripro­va del discredito del governoBerlusconi si è accorta che qual­co­sa non funziona più come do­vrebbe. “Incapaci di mettere a punto regole comuni per l’asilo ostili ad ogni condivisione del fardello, rifiutando di pensare che la pressione dei clandestini si esercita molto più su alcuni che non su altri, i 27 offrono la desolante immagine di un pote­re senza linea direttrice e senza risposta di fronte alle sfide di do­mani”, ha scritto Le Monde del 9 aprile. Mentre El Pais ha sen­tenziato: “L’Italia si è sentita – e a ragione – abbandonata dall’ Europa”.
Berlusconi e Maroni hanno solo colmato un vuoto e detto chiaramente che anche con l’Italia non si scherza.

(tratto da Il Giornale)
Giancarlo Loquenzi
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